
Prima o poi doveva succedere. Le famose (e, in alcuni casi, contestatissime) quote “rosa” hanno preso il sopravvento in alcuni ambiti lavorativi e hanno superato di gran lunga le quote “blu” (che, a dire il vero, non erano mai esistite). Alle prossime elezioni per il rinnovo del consiglio dell’Ordine degli psicologi regionale piemontese è stato necessario inserire la dicitura: «Il 20% delle preferenze deve essere rivolto al genere maschile».
In occasione delle votazioni, «se si esprimono 9 preferenze, almeno 2 persone devono essere di sesso maschile». Per chi esprime da 3 a 8 preferenze, «almeno 1 deve essere di sesso maschile». Gli iscritti totali all’Ordine aventi diritto di voto in Piemonte sono 9.534 psicologi, e circa l’85% sono donne. Il problema di quest’anno è la novità dell’obbligo imposto nella scelta di chi vota: se non si rispettano questi parametri di quota maschile, la scheda sarà annullata. Si spera dunque che, per 9 eletti, almeno 2 siano uomini.
Ho lavorato per anni in luoghi prettamente maschili, che col tempo si sono aperti al mondo femminile, tanto che, almeno credo, la maggioranza dei dirigenti penitenziari oggi sia donna. Non so se tutto questo sia un bene, un male o semplicemente una battaglia ideologica. Ho sempre pensato che le quote obblighino a fare delle scelte, ma non risolvano i problemi. Mi piacerebbe esistesse un’unica quota: quella del rispetto egualitario. Sarebbe un bel passo avanti.