
Più carcere. In estrema sintesi, è questo il pacchetto “sicurezza” che ha concluso l’esame nel merito da parte delle commissioni parlamentari. La parte più controversa riguarda le misure che trasformano in illecito penale, al posto dell’attuale infrazione amministrativa, il blocco stradale o ferroviario attuato con forme di resistenza passiva. Sono norme che tentano di reprimere la protesta sociale o il dissenso. Sono scelte che vanno contro la possibilità di provare a comprendere: se protesti, finisci in carcere. La prigione come soluzione a tutti i mali, la prigione per le detenute madri, la prigione per chi resiste alle forze di polizia e prigione nella prigione a chi fomenta le rivolte in carcere che, detta così, potrebbe essere un utile deterrente ma, ne sono quasi certo per esperienza quarantennale, sarà utilizzata dalla polizia per ogni piccola protesta che i detenuti potranno mettere in atto, sciopero della fame compreso. Più prigione per l’occupazione arbitraria di un immobile destinato a domicilio e questa sembra essere la soluzione governativa a chi non ha una casa: da due a sette anni di carcere e la soluzione è semplice. Più prigione significa più sovraffollamento in luoghi che, ormai, non riescono più a contenere donne e uomini imputati o condannati per diversi reati. Si dirà: ma sono persone che hanno sbagliato, criminali, nullafacenti. Troppo facile come risposta. Si dovrebbe avere la capacità ed il coraggio di analizzare i disagi sociali, a come affrontarli affinché la gente non finisca in prigione. Ma i tempi, oggi, sono altri. I problemi non si analizzano e la risposta semplicistica è: in prigione!
Questo articolo è stato scritto il sabato, Marzo 22nd, 2025 at 19:56
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Tags: detenzione, giustizia, ingiustizia, prigione
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