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Istruzioni

Istruzioni

Se siamo arrivati al punto di dover fornire istruzioni su come non farsi ammazzare, significa solo una cosa: abbiamo irrimediabilmente perso. E infatti è così.
Giriamo intorno al problema con convegni, discussioni, lacrime, urla, scarpette rosse, panchine rosse, codici rossi, numeri di emergenza, messaggi, incontri nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro. Ma niente. Il risultato non cambia: l’uomo (chiamarlo così è difficile, lo so) si rivela per ciò che è. Un narcisista patologico, come lo definisce l’avvocata penalista Luana Sciamanna. O, più semplicemente, un vigliacco privo di empatia.

Sciamanna suggerisce tre segnali per capire quando è il momento di fuggire:

  1. Il controllo a distanza. Non è una dimostrazione d’amore. È l’inizio della prigione.
  2. La manipolazione. Se chi ti è accanto ti sminuisce, ti fa sentire inadeguata, ti controlla, ti annienta.
  3. L’illusione del perdono. Davanti a un uomo violento, non dare mai una seconda possibilità. L’ultimo appuntamento, spesso, è letale.

Siamo arrivati al punto di dover scrivere delle istruzioni. Ma la tragedia è che troppe volte non si riescono a mettere in pratica. Lo so: non è semplice.

E dalla mia posizione, da uomo, è difficile parlare, suggerire, argomentare. Forse dovrei solo tacere e vergognarmi. Perché è vero: non tutti gli uomini sono assassini, ma quasi tutti gli assassini di donne sono uomini.

Se le parole, i convegni e le manifestazioni non bastano, vi prego: seguite almeno queste istruzioni. Denunciate. Non concedete seconde possibilità. Non ascoltate le suppliche di chi ha già mostrato la sua natura. Le donne sono con voi e anche la maggioranza degli uomini lo è.