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Il Natale di Gaza

Il Natale di Gaza

Fa freddo dentro Gaza. Meno nove gradi. Sopravvivere non è semplice. Figuriamoci nascere. Dentro una tenda non sigillata, dove il vento cammina e urla, e il terreno è gelido. Sila nasce. Perché ci vuole coraggio e perché vuole rappresentare il futuro. La speranza. Nasce la notte di Natale. Senza mangiatoia, senza bue e asinello. Nasce in Palestina, 2024 anni dopo un altro bambino palestinese che avrà una sorte diversa. Il padre l’abbracciava, la madre, scossa, provava ad avvicinarla al seno. Sila nasce per una scommessa di pace, di tregua.

Però il miracolo non accade. Non ci sono angeli né arcangeli, non ci sono pastori e non c’è nessuna stella a illuminare il cielo di Gaza. Sila muore per ipotermia. Nel 2024. E non è la sola. Pare sia la terza bambina a morire in questi giorni nelle medesime condizioni. Mentre noi stavamo lì a festeggiare la nascita di un bambino che sarebbe sopravvissuto al freddo e al gelo, che avrebbe cacciato i mercanti dal tempio, che avrebbe parlato da una montagna e beatificato gli ultimi.

Sila nasce e non capisce di che colore sia il futuro. Qualcuno dirà che non poteva saperlo, che è nata nel posto sbagliato. Nel momento sbagliato. Mentre noi stavamo lì, a raccontarci la nostra vera miseria, la nostra indifferenza, il nostro nulla.

Provate a dire a tutti: “Buon Natale”. Se ci riuscite. Fatelo e osservate il corpo di Sila. Nello stesso luogo dove nacque il Cristo. Nello stesso identico luogo.

17:16 , 26 Dicembre 2024 Commenti disabilitati su Il Natale di Gaza