
Ho visto persone applaudire l’intervento dei vigli del fuoco che salvavano un cane durante un’alluvione. Immagini forti e bellissime di una specchiata umanità. Siamo in grado di mobilitarci per un anziano in difficoltà, indignarci per una donna maltrattata, e siamo molto duri nei confronti di chi non rispetta i bambini. Diciamo che siamo bravissimi ad innamorarci dei casi “singoli”. Quando la disgrazia diventa “globale”, però, ecco, diventiamo più tiepidi. Le stesse persone che hanno applaudito al salvataggio del cane magari fanno spallucce davanti alle case di Gaza distrutte. Eppure, a ben vedere, sono peggio del terremoto de l’Aquila, dell’alluvione dell’Emilia, fatti che ci hanno trovato, giustamente, in prima fila, a solidarizzare con la popolazione colpita. Per i bambini di Gaza niente. Solo qualche flebile voce sui social, qualche cuoricino, qualche “R.I.P.” gettato con una certa superficialità, e poi basta. E’ una guerra lontana, che non ci tocca. E’ una guerra bastarda. Come tutte le guerre. Dove vengono uccisi bambini, donne, uomini inermi.
“Cittadini di Gaza, è soltanto l’inizio. Questo è l’ultimo avvertimento. Gli attacchi dell’aeronautica contro i terroristi di Hamas sono stati solo il primo passo. Le cose diventeranno molto più difficili e sarete voi a dover pagarne il prezzo”. Agghiacciante, vero? Lo ha scritto in un messaggio il ministro della difesa israeliano Israel Katz. Fateci caso: ha dichiarato di bombardare una città inerme contro i terroristi e quell’attacco ha finora ucciso soltanto innocenti. E perché dovrebbero essere i cittadini di Gaza a pagare le colpe dei terroristi di Hamas? E questa la guerra giusta? Lasciate perdere, per un attimo, l’Europa, l’America, la Russia, la Cina, il mondo. Dove sono quelle persone che ho visto commuoversi per il cane salvato dall’alluvione? Dove sono? Dove siamo noi tutti che continuiamo ad osservare questo massacro e non abbiamo il coraggio di chiamarlo genocidio? Avete un’altra parola, per caso?