
Ve lo immaginate Giulio Andreotti intervenire in una chat per rispondere a qualche collega onorevole? Fantascienza pura. E se lui, il Divo, fosse qui con noi, sono convinto che non avrebbe scritto neppure un misero “ciao” in una conversazione su WhatsApp, figuriamoci augurare un buon compleanno, un gesto che poteva prestarsi a innumerevoli interpretazioni.
Scrivere di Salvini e irriderlo è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, e diverte sapere che lo fanno – e con gusto – i componenti di una chat degli onorevoli di Fratelli d’Italia, Meloni compresa. Sono frasi in libertà, scritte quando la Lega era al governo e il partito di Giorgia fieramente all’opposizione, ma rivelano il modo moderno e spiccio di trattare la politica.
La politica è sangue e merda, ma è anche denigrare avversari e amici. Lo è sempre stato e sempre lo sarà. Sono, semmai, cambiati i modi e i termini. Dare del “bimbominkia” a un avversario politico è il segno dei tempi, ma è comunque poco letterario. Una volta si citavano – a proposito – filosofi greci e latini, poeti e romanzieri; oggi, per essere sbrigativi, si allegano faccine, perché i filosofi, come direbbe qualcuno, “so’ pallosi”.
Facciamocene una ragione. E, credo, concorderà anche il buon Salvini, che per essere chiamato bimbominkia ci mette ovviamente del suo. Come tratteggiare in maniera più letteraria uno che, in un video, dice: “Matteo, esci i piedi”? Scherzava, dirà qualcuno. Vero, ma lo paghiamo per fare il ministro, mica il comico. Ognuno, alla fine, ha le chat che si merita.